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Archivio per la categoria ‘Recensioni’

Ti Piace/Non ti Piace: Ghost in the Shell – Stand Alone Complex (Recensione)

18 maggio 2010 Mr_Rud Nessun commento

É tempo di recensioni, ragazzi. Ho finito da poco di vedere la prima serie di S.A.C. E mi va di dirvi la mia opinione. La recensione questa volta sarà strutturata in due sezione: cosa mi è piaciuto e cosa non mi è piaciuto della serie. Per poi fare qualche piccola riflessione alla fine. Incominciamo.

A Cura di: Mr Rud


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Recensione: The Dishwasher – Dead Samurai (XBLA)

12 maggio 2010 Mr_Rud Nessun commento

Ecco qui, primo articolo per scongiurare la visione di Uomini e Donne. En-Joy xD

A Cura di: Mr Rud

E' morto, è incazzato, è il lavapiatti

“Un lavapiatti ha tutte le qualità di un samurai, meno l’onore” – Il lavapiatti

Quando ascolti una frase del genere, pronunciata da un tipo che sembra uscito da un video dei Gorillaz, mentre 3 agenti presi a forza da AniMatrix ti stanno venendo addosso: bhe, sta sicuro che ti gasi.

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Baciami ancora

18 marzo 2010 Grazia Pia 1 commento

A cura di: Grazia Pia Licheri

La storia di Carlo e Giulia, e dei loro amici, la coppia Marco-Veronica, Paolo, Livia, Adriano e Alberto, prosegue sulla scia dei vecchi e dei nuovi errori, lungo i traguardi raggiunti, inseguendo i desideri ancora irrealizzati e provando a dimenticare le delusioni che li hanno cambiati e che li hanno trasformati in adulti. Dai ragazzi trentenni che non volevano crescere, i protagonisti de ‘L’ultimo bacio’ sono oggi uomini e donne più maturi, padri e madri che affrontano in maniera più decisa i loro problemi, ai quali trovano talvolta la soluzione meno semplice(da http://www.movieplayer.it/film/21898/baciami-ancora/).

Ci si aspetterebbe un film sentimentale, un film che esprime un amore idillico e struggente che si nutre di quell’ultimo bacio che non è mai l’ultimo, perchè non basta mai. Perlomeno, io mi aspettavo questo. Da quanto questo film ha fatto parlare di sè mi aspettavo un capolavoro di tutti i tempi, un “Titanic” all’italiana. Nulla di più sbagliato e lontano dalla realtà. Fatto bene, bella recitazione da parte di tutti gli attori del cast, da Accorsi alla Puccini a Pierfrancesco Savino e Claudio Santamaria, buona espressione delle contraddizioni e delle angosce dell’animo umano e della psiche, che nonostante quanto possa essere studiata non sarà mai realmente compresa sino in fondo, perchè è più grande e più profonda di noi stessi. Lodevole nella crudezza e nella aderenza alla quotidianeità di noi esseri umani, che siamo rappresentati nella nostra veste di comuni mortali, e non ci sentiamo spettatori di una fiaba a lieto fine, ma della nostra società proiettata sul grande schermo. Molto significativa e bella la scena simbolica in cui uno dei protagonisti, ritornato e rifiutato da suo figlio dopo una fuga durata tanti anni, appende un Cristo crocifisso al muro di una chiesa e scendendo dalla scala lo fissa per qualche secondo, quasi come se esprimesse con quello sguardo il proprio pentimento e la propri sofferenza. E’ un film che lascia un’amara riflessione, che inquieta, come dovrebbero fare tutti i buoni libri e i buoni film (Dickens docet): dove è il confine tra normalità e follia, tra vita e morte, tra amore  e odio?

Nonostante tutto, però, qualche conto non mi è tornato. Tradimenti su tradimenti, una donna un pò strana, un personaggio folle, storie intrecciate che partono da coppie di amici, la morte finale di uno di questi e la semplice constatazione che la morte è qualcosa di naturale che fa parte della vita (e su questo pensiero tornano tutti a sorridere insieme e a vivere). Questi elementi mi sanno di già consumato, di masticato, di digerito. In poche parole non sono portatori di originalità, anzi mi è sembrato di trovare nel film una traduzione reinterpretata del copione di “Saturno Contro” di Ozpetek, anche se- per carità- la critica cinematografica non è l’ambito che mi vede più informata, quindi potrei sbagliarmi. In poche parole bel film per chi vuole una trama problematica e mediamente impegnata, ma non è il massimo nel suo genere, e nemmeno in confronto agli altri film di Muccino. Se dovessi dare un voto in decimi non salirei oltre un 7. Se qualcuno lo ha visto o lo vedrà, a voi la parola e la possibilità di confermare o confutare i miei giudizi.

Qui la trama e il cast : http://www.mymovies.it/film/2010/baciamiancora/

Trailer Baciami ancora

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Recensione: La Città dei Poeti di Daniel Abraham

16 aprile 2009 Mr_Rud Nessun commento

Bhe, il titolo diece tutto: buona lettura !

Rudin “Mr Rud” Peshkopia

A Cura Di: Mr Rud

Quando penso al fantasy mi vengono in mente le parole del cantante Marco “Morgan” Castoldi: egli, riferendosi al pop, lo definiva come un enorme contenitore in cui, musicalmente parlando, ci si poteva mettere di tutto: dall’estetica del tecnicismo musicale alla sensibilità dei testi d’ampio spessore della musica Italiana più conosciuta e “d’alto livello”. Secondo me anche il fantasy, inteso come genere non solo letterario ma anche fumettistico, cinematografico o persino videoludico, può fungere da scatola per una miriade di sottogeneri o elementi; basti pensare che, oltre all’ausilio dell’epica (Tolkien docet), il fantasy ha fornito la tecnica (o quanto meno l’ha formalizzata) di creazione di mondi totalmente o parzialmente estranei a quello di appartenenza del lettore o del fruitore: tecniche che vengono usate da parecchi anni soprattutto in campo fantascientifico (qualcuno potrebbe persino dire che lo Sci-Fi sia a tutti gli effetti un sottogenere del romanzo fantastico). Senza contare inoltre del contributo fornito alla letteratura mondiale in ambito contenutistico, visto che ogni anomalia presente in ogni genere di ogni forma espressiva attuale ha almeno un debito verso quel mondo fatto di draghi, elfi, maghi e nani tanto ampiamente trattato nella bibliografia fantasy (persino i più comuni congegni tecnologici fantascientifici possono essere in realtà considerati mere controparti inorganiche di quel mondo magico).
In questo senso penso che “La Città dei Poeti” di Daniel Abraham, primo volume della quadrilogia The Long Price, sia un esempio lampante dell’adattabilità del genere e del suo continuo reinventarsi. Questa volta il mondo fantasy si affida all’intrigo, costruendo una vicenda mirata, tramite un (semplice ?) complotto, a scatenare una guerra di grandissime proporzioni.

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I figli non crescono più – Paolo Crepet

6 novembre 2008 Grazia Pia Nessun commento

Quest’oggi iniziamo, con grande orgoglio, la pubblicazione delle recensioni più varie scritte dai nostri utenti. Questa volta abbiamo ripescato con molto piacere dai nostri archivi un lavoro di Grazia che recensisce, in maniera alquanto esaustiva, “I figli non crescono più” di Paolo Crepet. Quindi, sia che vi interessi l’autore sia che non lo possiate digerire, leggete questa recensione, che ne vale la pena! Best Regards!

Gianluca Sabato

A cura di: Grazia

«Non dare retta a chi ti indica le scorciatoie, prova a osare strade difficili, evita tutto ciò che è comodo e diffida di chi te lo propone. Fa’ crescere dentro di te rabbia e sete per l’inquietudine. Non buttarti via, impara a dannarti senza perderti. Impara che hai diritto a pensare che nella vita si possa e si debba tentare e sbagliare, e che nessuno ti deve poter giudicare per gli errori che commetterai, ma semmai per le omissioni che ammetterai a te stesso». Una fonte di informazioni preziosissime da custodire; un manuale di “istruzioni per l’uso” di un mondo che non riesce più a gestirsi, che sta anzi attivando un irrefrenabile processo di autodistruzione. I giovani non dispongono di punti di riferimento precisi, sostituiti da abbagli momentanei, da comete che li distolgono dal loro vero obiettivo; la mente umana è molto complessa: può raggiungere apici di fervore, o utilizzare la stessa foga per compiere azioni completamente dannose. È ancora più facile che i pensieri di un adolescente, che ha appena abbandonato un’importante fase di crescita  per affacciarsi su nuovi orizzonti, oscillino repentinamente da un eccesso all’altro. Gli educatori  sono emotivamente troppo distanti dai teen-agers, che cercano invece punti di contatto con le generazioni precedenti, perché hanno bisogno di sentirsi ascoltati, compresi, aiutati nel loro processo di formazione. Sono come l’argilla: all’inizio solo un miscuglio di acqua e terra, che poi diventa un impasto omogeneo e viene delicatamente modellato dalle mani dello scultore, ma non può essere lasciato in balia del vento o dell’umidità, perché questi agenti esterni lo danneggerebbero. È quindi necessario che il vasaio tratti la sua argilla con cura, e si preoccupi di tenerla ben riparata, per sfruttarne al meglio le potenzialità artistiche. Analogamente genitori e insegnanti dovrebbero collaborare intensamente per forgiare le nascenti personalità, ma sono necessari amore, volontà e soprattutto pazienza.
Come afferma Crepet, gli uomini che intorno agli anni ’60 appartenevano al gruppo dei rivoluzionari sono riusciti a rompere gli schemi della rigidità quotidiana a cui erano sottoposti dalle loro famiglie, ma per poter offrire pienamente ai figli quella libertà che essi stessi avevano conquistato a proprie spese, con la fatica e con il dolore, non si sono resi conto che risultava comunque necessario un amore severo, che imponesse dei limiti ai piaceri e ai voleri della prole; un’autorevolezza dolce è l’ingrediente primario per una buona e sana educazione, ed è a questo punto che la figura del genitore-amico, il quale vuole conquistare la fiducia e l’approvazione del figlio attraverso la complicità, diviene fuori luogo, proprio perché il “no” pronunciato da una madre è una regola da rispettare, il “no” di un amico può essere un consiglio, ma è indipendente dalla decisione del ragazzo. Queste considerazioni, assolutamente vere, mettono in luce gli errori di base di quella che i genitori attuali chiamano educazione, ma che in realtà non si dimostra tale. Vengono meno infatti quei limiti indispensabili alla formazione dell’individuo, che sin da piccolo deve rendersi conto di non poter avere tutto dalla vita, che le rinunce e i sacrifici servono per rafforzarsi, e anche per apprezzare di più ciò che si ha a disposizione. Purtroppo queste mancanze, tra cui la distrazione della maggior parte dei genitori, sempre impegnati per lavoro, si ripercuotono sui giovani, che vogliono scaricare la propria tensione e sopperire alla loro carenza di affetto, spesso attraverso manifestazioni di violenza e sopraffazione. Pericolosa poi la situazione della nuova forma di bullismo che, puntando sulla psicologia della vittima, è più sottile e, per colpire, sfrutta mezzi come internet e il cellulare, violando in primo luogo la privacy dell’adolescente preso di mira. Prosegui la lettura…

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