Quest’oggi iniziamo, con grande orgoglio, la pubblicazione delle recensioni più varie scritte dai nostri utenti. Questa volta abbiamo ripescato con molto piacere dai nostri archivi un lavoro di Grazia che recensisce, in maniera alquanto esaustiva, “I figli non crescono più” di Paolo Crepet. Quindi, sia che vi interessi l’autore sia che non lo possiate digerire, leggete questa recensione, che ne vale la pena! Best Regards!
Gianluca Sabato
A cura di: Grazia
«Non dare retta a chi ti indica le scorciatoie, prova a osare strade difficili, evita tutto ciò che è comodo e diffida di chi te lo propone. Fa’ crescere dentro di te rabbia e sete per l’inquietudine. Non buttarti via, impara a dannarti senza perderti. Impara che hai diritto a pensare che nella vita si possa e si debba tentare e sbagliare, e che nessuno ti deve poter giudicare per gli errori che commetterai, ma semmai per le omissioni che ammetterai a te stesso». Una fonte di informazioni preziosissime da custodire; un manuale di “istruzioni per l’uso” di un mondo che non riesce più a gestirsi, che sta anzi attivando un irrefrenabile processo di autodistruzione. I giovani non dispongono di punti di riferimento precisi, sostituiti da abbagli momentanei, da comete che li distolgono dal loro vero obiettivo; la mente umana è molto complessa: può raggiungere apici di fervore, o utilizzare la stessa foga per compiere azioni completamente dannose. È ancora più facile che i pensieri di un adolescente, che ha appena abbandonato un’importante fase di crescita per affacciarsi su nuovi orizzonti, oscillino repentinamente da un eccesso all’altro. Gli educatori sono emotivamente troppo distanti dai teen-agers, che cercano invece punti di contatto con le generazioni precedenti, perché hanno bisogno di sentirsi ascoltati, compresi, aiutati nel loro processo di formazione. Sono come l’argilla: all’inizio solo un miscuglio di acqua e terra, che poi diventa un impasto omogeneo e viene delicatamente modellato dalle mani dello scultore, ma non può essere lasciato in balia del vento o dell’umidità, perché questi agenti esterni lo danneggerebbero. È quindi necessario che il vasaio tratti la sua argilla con cura, e si preoccupi di tenerla ben riparata, per sfruttarne al meglio le potenzialità artistiche. Analogamente genitori e insegnanti dovrebbero collaborare intensamente per forgiare le nascenti personalità, ma sono necessari amore, volontà e soprattutto pazienza.
Come afferma Crepet, gli uomini che intorno agli anni ’60 appartenevano al gruppo dei rivoluzionari sono riusciti a rompere gli schemi della rigidità quotidiana a cui erano sottoposti dalle loro famiglie, ma per poter offrire pienamente ai figli quella libertà che essi stessi avevano conquistato a proprie spese, con la fatica e con il dolore, non si sono resi conto che risultava comunque necessario un amore severo, che imponesse dei limiti ai piaceri e ai voleri della prole; un’autorevolezza dolce è l’ingrediente primario per una buona e sana educazione, ed è a questo punto che la figura del genitore-amico, il quale vuole conquistare la fiducia e l’approvazione del figlio attraverso la complicità, diviene fuori luogo, proprio perché il “no” pronunciato da una madre è una regola da rispettare, il “no” di un amico può essere un consiglio, ma è indipendente dalla decisione del ragazzo. Queste considerazioni, assolutamente vere, mettono in luce gli errori di base di quella che i genitori attuali chiamano educazione, ma che in realtà non si dimostra tale. Vengono meno infatti quei limiti indispensabili alla formazione dell’individuo, che sin da piccolo deve rendersi conto di non poter avere tutto dalla vita, che le rinunce e i sacrifici servono per rafforzarsi, e anche per apprezzare di più ciò che si ha a disposizione. Purtroppo queste mancanze, tra cui la distrazione della maggior parte dei genitori, sempre impegnati per lavoro, si ripercuotono sui giovani, che vogliono scaricare la propria tensione e sopperire alla loro carenza di affetto, spesso attraverso manifestazioni di violenza e sopraffazione. Pericolosa poi la situazione della nuova forma di bullismo che, puntando sulla psicologia della vittima, è più sottile e, per colpire, sfrutta mezzi come internet e il cellulare, violando in primo luogo la privacy dell’adolescente preso di mira. Prosegui la lettura…