Pubblico questo video perchè 6 mesi fa ne vidi uno simile ma con sole 4 canzoni … è incredibile cosa si può trovare nei meandri della discografia mondiale …
A Cura di: Mr Rud
PS: é curioso notare come ognuna delle canzoni ricordi, al primo impatto, quella di Nek: non so se sia abitudine o se “Almeno Stavolta” è la più “liscia”, quindi più facile da ricordare. Nonostante tutto, è sconcertante sapere che il ritornello è stato copiato da così tanti artisti.
She listens like spring and she talks like June, hey, hey
Anni 90. Quanto è anni 90. Quanto degli anni 90 c’è in questa canzone. C’è la coda di quegli anni, la fine degli anni 90. Quasi un po’ d’apocalisse. La gioia prima del disastro nucleare. In questa canzone c’è l’ombra, la poca saturazione dei colori di quegli anni. Il gusto per i colori o fortissimi o estremamente tenui, dal creama la beige. Al nero. C’è una sorta di identità che si andrà a perdere nel tempo. C’è un forte spirito, una personalità imperfetta. Un qualcosa che a ripensarci non puoi crederci. E pensi sia un principio di demenza. C’è una grande inconsapevolezza, il seme di una realtà che si credeva globalizzata. Vi è un gusto strano nel vestirsi. Punti di vista. Vi è il taglio dell’immagine ardito, la prospettiva dell’oservazione statica. Vi è un gusto stanco, dopo aver corso per bene otto dei dieci anni 90. Vi è un po’ di commozione. Era dieci anni fa. Quando ancora i pixel shader non sapevamo cosa fossero ed una Xbox era ancora impensabile. Era quando vedevamo miliardi di cose alla TV senza renderci conto di cosa stavamo vedendo. Era quando le avventura grafiche erano ancora fighe. Drops of Jupiter. Ora che lei è ritornata nell’atmosfera, con delle lacrime di Giove fra i capelli, lei si comporta come l’estate e cammina come la pioggia, mi ricorda che c’è un tempo per cambiare. Fin dal suo ritorno lei sta sulla luna, lei ascolta come la primavera e parla come giugno. Quante volte? Quante volte ci è successo? Siamo uomini, siamo deboli. Cagionevoli al più bello dei sentimenti. A meno di non aver venduto l’anima al diavolo. Ritorna, finalmente. Inguaribili noi, la vediamo ancora così. E’ tornata, diamine, è tornata … lei è, lei è … non pensavo tornasse, no, non pensavo. Ed invece. Inguaribile, sanguinerò ancora. Ma dimmi, hai navigato attraverso il sole? Sei arrivata sino alla Via Lattea per veder dissolversi tutte le luci e vedere che il paradiso è sopravvalutato? Dimmi, ti sei innamorata di una stella cadente? Una senza una permanente cicatrice, e dimmi allora ti sono mancato, mentre cercavi te stessa là fuori? Avremmo voluto dirle … avremmo voluto dirglielo. Avremmo dovuto parlare chiaramente, incontrarla ancora una volta. Essere forti per lei e per noi. Essere duri, se necessario. Prenderla quasi a schiaffi, farle capire. Comprendere. Fino in fondo. La vera natura delle cose. La nostra natura. La sua natura. Farle vedere che non vedeva, schiuderla alla luce della vita. Invece no, codardo, codardo sono stato. Immaturo, piccolo, inerte, infame. Lì, stretto nella mia autocommiserazione, sfollando su un blog. Geek un po’ Nerd. Non vedo. Non sento. Non ho parlato. Ma poi, sarebbe servito a nulla? L’uomo è fatto per conoscere, ma anche per vivere nell’ignoranza. Non lo so. Ora che è tornata dalla sua vacanza spirituale, tracciando la sua strada attraverso la costellazione, lei ascolta Mozart mentre pratica il Tae-Bo, mi ricorda che è il momento giusto per crescere. Ora che è ritornata nell’atmosfera, sono spaventato che lei possa pensare di me come a quella vecchia e noiosa persona che raccontava la storia di un uomo che era troppo spaventato per volare e così non atterrò mai. E’ veramente questo quello che pensiamo di noi? Non volevamo, no, non volevamo ridurci a sudici zerbini, sporchi del fango del mondo. E del suo fango. Orgoglio, prima l’orgoglio. Noi, no, noi non ci facciamo usare, nossignore, siamo integerrimi. Abbiamo una morale, noi. Noi, non ci voltiamo mai, non abbiamo bisogno di guardare alle nostre spalle. Quel che è deciso è deciso, non c’è la retromarcia. Eppure la spia dell’olio è accesa. Non lubrifica bene. Il cuore. E se quel legame era troppo forte e noi troppo onesti … sì, ci sarà bisogno di tanto olio, tanto, tanto olio. In fondo quel numero era sempre sulla mia rubrica, ho smesso di chiamare. Non rispondeva. E poi i miei non stavano troppo bene, dovevo occuparmi di loro. Dovevo. Glielo dovevo. A chi. Ma dimmi, il vento ti ha fatto cadere dai tuoi piedi? Hai finalmente avuto l’opportunità di danzare lungo la luce del giorno, di voltarti indietro verso la Via Lattea? E dimmi, Venere ti ha lasciato senza parole? Ciò era tutto quello che volevi trovare? E allora ti sono mancato, mentre cercavi te stessa là fuori. Puoi immaginare un mondo senza amore, orgoglio, senza pollo fritto con la pastella, senza il tuo migliore amico che prendeva sempre le tue difese anche quando sapeva che eri nel torto? Puoi immaginare un mondo senza il primo ballo, senza una storia d’amore liofilizzata, senza conversazioni al telefono da cinque ore, senza il miglior latte di soia che tu abbia mai bevuto e senza di me? Basta, basta. Non importa, non importa a chi, vero? No, no, non curiamocene. In fondo, ricordiamocelo, l’uomo è fatto anche per vivere di ricordi. Anche nel momento della solitudine più nera, nel momento della disperazione più selvaggia, se riesce a rievocare un’immaginifica visione del suo passato agrodolce, l’uomo riesce a risollevarsi miracolasamente dalle ceneri del suo presente. Per risorgere, nuova fenice dall’ala ferita. E crescere, finalmente, libero dai legacci del passato. Non del tutto. Ma più libero. Consapevole. Forte. Si cresce, si matura, frutta al sole caldo. Si pensa, si ripensa. Una lacrima malinconica solca il nostro volto. Ma ora abbiamo imparato a portare con noi un kleenex. E, signori, così il problema è in parte risolto. Non, non cadremo più nello stesso errore. Ma forse in uno simile. Più dolce e più doloroso. Per poi crescere, per non restare piccoli ed inetti. Incapaci.
And did you finally get the chance
To dance along the light of day?
And did you fall for a shooting star?
Fall for a shooting star?
And now you’re LONELY looking for yourself out there
Gianluca Sabato
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HOPING
La canzone citata nell’articolo si intitole “Drops Of Jupiter” ed è stata interpretata dai TRAIN nel 1998.
Dopo svariati problemi ed impegni sulla mia linea ADSL, torno con un bel nuovo video. No, questa volta niente Comic Cult (anche se c’è ancora molto da encodare e da postare qui, sul nostro blog). Grazie all’invito della gentilissima Angela Leucci abbiamo potuto assistere ad una fantastica estemporanea d’arte presso l’Art Cafè di Maglie. La serata, tenutasi ormai l’anno scorso, ovvero il 29 Dicembre 2008, è stata magistralmente animata dalla lettura di poesie, di prose originali, di racconti brillantemente umoristici e da tanta buona musica improvvisata (il che, per evitare fraintendimenti, non è assolutamente un male) e non. Ho anche parlato troppo, vi auguro solamente buona visione!