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Archivio per la categoria ‘Editoriali’

ComicCult DVD

Bene bene, la sensazione di esseremi imbarcato in un’impresa più grande di me non l’avevo mai provata. No, neanche iscrivendomi ad ingegneria. Ma ora l’amaro di tale orrenda sensazione si fa sentire consistente in bocca. Mi spiego. Era stato da noi più e più volte annunciata la realizzazione di un cofanetto composto da 6 DVD contenenti le riprese effettuate alla prima e fin’ora unica edizione di ComicCult, la fiera del fumetto del Grande Salento. Era quasi tutto pronto: i filmati (anche se non nella massima qualità, colpa del formato usato … abbiamo imparato la lezione), le “etichette tonde” da applicare sui dischi, la copertina, le custodie ed i dvd vuoti (acquistati a spese nostre). Ma allora, se tutto era stato già ampiamente annunciato e tutto era quasi pronto, perché si ha la sensazione di esserci imbarcati in un progetto più grande di noi? Perché essendo per noi il primo “lavoro” di questo tipo abbiamo puntato troppo in alto. E poi, signori miei, data l’improvvisazione generale del nostro lavoro (ricordo, opera prima xD), abbiamo da battere due nemici molto più grandi, forti e cattivi di noi: la SIAE e la LEGGE SULLA PRIVACY.

Partiamo dalla prima: nei dvd abbiamo inserito delle canzoni commerciali per le quali si deve pagare la SIAE. E la cosa non è facile: tale ufficio vuole essere pagato anche se il tuo lavoro non è a scopo di lucro, vuole sapere su che immagini metti le canzoni per chiedere l’approvazione alle varie case discografiche, vuole un guadagno sulle percentuali e soprattutto vuole troppe carte ed esige troppo tempo ed attenzione. Voi direte: “Ma perché non sostituite le musiche con canzoni libere non soggette al controllo SIAE?”. Beh, sarebbe possibile, ma come la mettiamo con i filmati di “Gente di Cartoonia” e della cerimonia di chiusura (che costituiscono, in quanto a durata, una buona età delle riprese) nei quali i Raggi Fotonici suonano le loro canzoni regolarmente depositate in SIAE? Ecco, intravedo un cane che si morde la coda. Bene, discutiamo ora il secondo punto. La PRIVACY come è concepita ora è una delle più grosse e grasse puttanate esistenti sulla faccia della terra. Cioè, noi, pur avendo fatto riprese ad una manifestazione PUBBLICA, riprese a gente che stava su un palco e sapeva di poter essere ripresa, e pur usando queste riprese non per scopo di lucro, ci troviamo sommersi in un groviglio di leggi ed impedimenti assurdi. Dobbiamo farci firmare le liberatorie per la privacy da tutti coloro che compaiono nei filmati … una buona parte di loro ci ha aiutato e ha firmato i moduli sperando di ricevere presto il DVD. Ma come fare con le persone “inrittracciabili” come Davide Perino e Leonardo Graziano? Come fare con i Raggi Fotonici che hanno un ufficio stampa a cui dare conto? Come fare con le autorità politiche e non che compaiono nella cerimonia di chiusura? Come fare con Yoshiko Watanabe? Come fare con i Cosplayer? E coi minori? Noi non abbiamo un ufficio stampa che ci faccia a tempo pieno il lavoro sporco, non abbiamo delle segretarie, non abbiamo assistenti da mandare ing iro per l’Italia a far firmare documenti. Non abbiamo i soldi e non abbiamo il tempo. Morale della favola? Ora come ora il cofanetto di DVD non è cancellato ma BLOCCATO a tempo indefinito. Non siamo nelle condizioni di farlo uscire. Eppure ci piange il cuore: gran parte  del lavoro era fatto, le materie prime già abbondatemente comprate e pagate (ora stanno a marcire nel garage di casa mia), la corrente elettrica consumata ed i computer usurati. Ah, ma so già che vi stanno balenando in testa un paio di soluzioni … no, elimando i filmati impubblicabili per le ragioni di cui sopra verrebbe un qualcosa di così spezzettato, incoerente e barboso. E no, oscurando i volti e le voci delle persone che non hanno firmato le liberatorie uscirebbe un papocchio di proporzioni colossali. Tutto ciò sarebbe solo un aborto multimediale ed uno spreco di materie prime. E per gli aborti multimediali esistono Google Video, Youtube e Blip.tv.
E non vogliamo arrischiarci a violare la legge, si pagano cari i peccati di gioventù. E la vita non è un film.
E per il Festival del Cinema Europeo? Questa è un’altra storia …

Gianluca Sabato

Categorie:Comic Cult 2008, Editoriali Tag:

Fantasie: Taryn Southern

15 dicembre 2009 Mr_Rud Nessun commento

Secondo capitolo di Fantasie. Non so perchè ma mi piace parlare dei miei sogni più celati con voi: nel treno di pensieri che si crea esce sempre qualcosa di carino. A voi piacciono ? Se no ditemelo, così smetto :) . En-Joy :) .

A Cura di: Mr Rud

La scoperta di Taryn Southern (e la conseguente new entry nei miei sogni più promiscui) è avvenuta quasi per sbaglio, nel senso che l’attrice ha rischiato, più di una volta, di rimanere ancorata nello sfondo delle mie esperienze, senza riuscire a ritagliarsi uno spazio a se nella memoria. C’è voluto, ancora una volta, internet per farmi “svegliare”.
Vediamo prima il filmato rivelatore, quello che mi ha fatto esclamare “Mmm, carina quella tipa lì”; il video in questione è una delle puntate del Philip De Franco Show, una divertentissima celebrità di YouTube. Nel video in questione viene pubblicizzata Olga Kay, un’altra star di YouTube e il suo tentativo di vincere il “Lashes to Riches Contest”, una gara che premierà il video con più visualizzazioni e commenti con 100.000 dollari.

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Categorie:Editoriali, Rubriche Tag:

Fantasie: Adrienne Curry

10 dicembre 2009 Mr_Rud Nessun commento

Vi prego di leggere questo articolo con una sana dose di sarcasmo e ironia, anche  se, sotto sotto, qualcosa di vero c’è (come sempre del resto). En-Joy :) .

A cura di: Mr Rud

- Lo ammetto: sono un videogiocatore/lettore/appassionato di musica o film.
- Davvero ? Allora vuol dire che non hai una vita.

È triste quando la fruizione di un media, qualunque esso sia, marchia irreversibilmente il fruitore come “fissato”, “isolato”, “non ha una vita”, oppure, nella accezione più generale, “strano”. Sembra, per una logica perversa, che le persone siano talmente presuntuose da pensare: “Perché questa persona passa più tempo con libro/film/fumetto/videogioco, invece di passarlo con altre persone ?”, come se: primo, le due attività si escludano automaticamente e, secondo, che la seconda sia nettamente superiore, per qualità, della prima. Ciò sembra ancora più marcato negli ultimi tempi, dove l’ideologia del conformismo, coadiuvata dall’apporto di internet (il quale a sua volta diventa troppo spesso un luogo in cui esprimere la propria stupidità) ha contribuito a creare una generazione ancora più (intellettualmente) soporifera di quella televisiva. Ma scusate, la rete non ci doveva liberare dal male dell’ipse dixit della tv ? Il www non doveva diventare il posto in cui ognuno poteva esprimere liberamente e senza remora alcuna il suo pensiero ? Il problema è avercelo, uno straccio di pensiero.
Ma sto divagando.
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Call of Duty: riassumiamo un successo/fallimento

30 novembre 2009 Mr_Rud 7 commenti

Ecco una piccola riflessione, spero che vi piaccia. Enjoy :)

A Cura di: Mr Rud

Infinity Ward: un nome, un marchio. File di persone, Hype a non finire, goziliardi di byte spesi in notizie, polemiche, aspettative e slogan da capogiro: “Il gioco più aspettato del Decennio”, “Un capolavoro”. Credevo di essere alla prima serata di un film di Michael Bay (ovviamente senza il culo di Megan Fox a fare da supporto), e la cosa peggiore è che avevo ragione.

Ma c’era qualcosa di ancor più viscerale, un surrogato intellettuale del proverbiale “dar di stomaco”: pochissimi si sono accorti che stavamo uscendo da un cinema in cui proiettavano Bad Boys II, e siamo entrati in uno in cui proiettano Trasformers 2.

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Retroattività

Quel giorno mi sono sentito un po’ come uno degli scimmioni del film “2001 Odissea nello spazio”. La rivelazione della sfolgorante civiltà ai primitivi. L’evoluzione della specie, della specie superiore. Per poi scoprire sbalorditi di non riuscire a programmare l’ora del videoregistratore. Ah, quanta amarezza. Insomma, quel giorno mi sono sentito così. Non scenderò nei dettagli, non vorrei veder cadere delle teste. Cosa ne pensate della retroattività? Parolona, eh? Sì, immaginate, ad esempio, di commettere un azione nel giusto che pochi giorni dopo viene dichiarata sbagliata da una legge. E venire condannati. Giusto? Parlando della frivola vita quotidiana certamente no. E proprio quel giorno stavo per essere colpito dalla pesante e arrugginita falce della Retroattività. Mesta e crudele stava per scaricare la sua rabbia su di me quel giorno. Vi sembra giusto? Fare una legge che dichiara illegale un comportamento e che punisce tutti coloro che hanno avuto tale comportamento prima della sua promulgazione non è certo giusto. Ancora di meno quando un’altra legge prima di quella aveva dichiarato quel comportamento legittimo. Questa è la più pura ed assoluta assurdità. Ecco, quel giorno pensai proprio questo. Io, onesto studente che si organizza lo studio per l’intero anno stava per vedere i suoi progetti di studio e di vita improvvisamente buttati all’aria da una “regola” che contraddiceva una sua collega di qualche mese prima. Una regola che, a differenza della sua precedente collega, imponeva di raggiungere una serie di requisiti prima di una data che era già ampiamente passata e scaduta. Dei requisiti essenziali per non far saltare il piano di studi. Requisiti che per ovvie ragioni temporali non potevano essere più raggiunti. Tranquillo della precedente legge non ne aspettavo un’altra. Quel giorno pensai che era proprio assurdo. Macchinoso, un tantino burocratico. Inefficiente? Disorganizzato? Non lo so. Lotta fra parti? Poteri allo sbaraglio? Non lo so. Quel che so è che quel giorno non riuscii a programmare l’orario del videoregistratore. E mi rassegnai a perdere la mia sit-com preferita. Per fortuna qualche giorno dopo una massa accorse in mio aiuto con un nuovo manuale d’istruzioni. Nessuno di loro stava riuscendo a programmare l’orario del videoregistratore. E l’unione fa la forza.
Ma vi sembra giusto, signora Retroattività?

Gianluca Sabato

giustizia

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Ciao Alfred

11 ottobre 2009 Gianluca Sabato 1 commento

Come non ricordare il vecchio compagno di bevute, come dimenticarsi di quel brav’uomo. Il buon Alfred era davvero buono. Di nome e di fatto. Non so, sinceramente, se avrebbe apprezzato l’abuso di cui è stato vittima svariate volte in questi anni. Per carità, nessuno è contento di essere abusato, ma questa domanda ce la possiamo comunque porre tutti. Di quali abusi sto parlando? Spero ben sappiate che al buon Alfred è stato intitolato un premio, il sommo riconoscimento che viene assegnato a coloro i quali eccellono nei vari campi del sapere umano. Parlo del Nobel, che poi era il cognome del buon Alfred. Beh, come dicevo, in questi ultimi anni si è spesso abusato di questo premio, assegnandolo un po’ a cani e a porci. Spesso e volentieri coloro i quali lo avrebbero meritato veramente non lo hanno visto neanche da lontano. E coloro i quali lo meritavano di meno se lo sono visti recapitare a casa. Bene, in questi giorni ci siamo ritrovati nuovamente in una situazione simile. Premio Nobel 2009 per la pace assegnato a Barack Hobama. Ora, dopo aver letto queste ultime righe vi sarete sicuramente divisi in due gruppi: i pazzi esaltati che inneggiano a Hobama come al Dio indiscusso del pianeta Terra e coloro i quali sono gli ultra-scettici. Fortunatamente appartengo a questa ultima categoria. Mi sono domandato e chiesto più volte: cosa ha fatto Mister Hobama per la pace nel mondo? Ah, vedo che non viene niente in mente neanche a voi. Ed è questo il problema. Ora come ora Hobama non ha portato la pace né volontariamente né involontariamente. E allora perché ha ricevuto tale premio? Come concause ci sono da mettere in conto la sua forte immagine pubblica, il suo dire dire dire, i suoi usuali tour da pop-star, il fatto di essere il primo nero (anche se nero nero non lo è) a varcare le porte della Casa Bianca in qualità di presidente degli Stati Uniti, il suo Yes we can. Sì, ok, ma tutto ciò cosa può c’entrare con gli eventuali sforzi che avrebbe dovuto compiere per favorire la pace a meritarsi cotanto premio? Mi chiedo come un capo di stato che vieta al Dalai Lama di fare visita al suo paese solo per evitare scontri diplomatici con la Cina, un presidente che fa questo come può essere considerato un indiscusso portare della pace che dovrebbe essere abbastanza sopra le parti? Mi è stato detto che la commissione assegnatrice del premio ha voluto fare un investimento sul futuro. Ma da quando in qua si assegnano dei premi sui se, sui ma, sui magari potrebbe? Cioè, fatemi capire, faccio credere al mondo che scoprirò la cura definitiva e senza effetti collaterali per l’AIDS e mi si dà sulla fiducia il premio Nobel per la medicina? Qui veramente siamo arrivati alla frutta, ormai il fanatismo, e di fanatismo si tratta, si è diffuso in ogni branca della vita umana. A quanto pare i pazzi esaltati si trovano anche nella commissione che assegna i premi Nobel. Ed in fondo in fondo penso che Hobama la pensi in parte come me. Sta trattando questo riconoscimento, inaspettatamente piovuto dal cielo, come una tremenda bomba ad orologeria. Se non starà attento gli scoppierà in mano. I repubblicani lo criticano per i motivi sopra citati, i democratici non sanno come gestire la patata bollente dato che il my president avrebbe dovuto inviare altri soldati in Afghanistan. I cari democraticucci ed il buonerrimo Hobama come faranno conciliare questa paventata esigenza col tanto amato Nobel? Ed intanto i repubblicano martellano.
Raccontando tutta questa vicenda ad un mio amico questi mi ha risposto: “E se avessero dato il premio Nobel per la pace a Bush pensando di investire sul futuro?”.
Agghiacciante.

Gianluca Sabato

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Fango

4 ottobre 2009 Gianluca Sabato 1 commento

Bene, non siamo qui per fare della politica o delle deliziose disquisizione politiche. Siamo qui per riflettere su sensazioni, fatti, percezioni. No, non si vuole scendere in discorsi da intellettuali, in discorsi troppo ragionati. Almeno per una volta vogliamo camminare a braccetto con l’uomo comune e riflettere insieme a lui, tutti insieme. In questi giorni mi sono più e più volte chiesto se il disastro in Sicilia si sarebbe potuto evitare. Me lo sono chiesto più volte e la risposta sembra alquanto ovvia e scontata. Non più di tanto. Sembra vizio comune, in Italia, non seguire i piani regolatori e cogliere troppo l’attimo senza dare neanche una minima sbirciatina sul futuro. Ed è così che poi viene giù tutto con un terremoto o un’inondazione. Ma non vi è solo questo. Ignoranza, omertà, menefreghismo, furbizia e poca voglia di lavorare. E poi ci si lamenta che tutto viene giù. Sì, la tragedia poteva essere evitata. Tragedia annunciata. Ma poteva essere evitata, forse, solo in un piano teorico. Immaginate il miscuglio di affari illeciti, politica non funzionante, burocrazia inefficiente e smania di guadagno: come è possibile estirpare tutto ciò quando di mezzo vi è il silenzio, la poca coscienza di se stessi e del mondo ed un apparato legislativo poco  efficiente? E poi accadano le tragedie e piangiamo i nostri morti. In fondo si poteva evitare, ma molto in fondo. Dimentichiamo facilmente e quando ciò non accade la fiamma del vero ricordo (e non quella delle giornate della memoria) si affievolisce e muta dentro di noi. E con lei muta la nostra percezione del mondo e la nostra voglia di fare. Così non percepiamo più la pericolosità del presente. Ed il fango viene giù e ci sommerge. E piangiamo.

Kill me softly.

Gianluca Sabato

frana

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The Shadow Complex homo-ssile Crysis

20 settembre 2009 Mr_Rud 1 commento

Ed ecco il primo editoriale di Mr_Rud. A dir la verità questo pezzo non è nato con l’attuale destinazione d’uso, ma mi sembrava un buon cincentivo per il buon Rud in maniera tale da poter leggere qualche suo bell’editoriale.

Gianluca Sabato

A Cura di: Mr Rud

E’ bello vedere come il ruolo dei videogiochi nella società sia cambiato negli ultimi tempi. Nonostante il settore venga considerato ancora dai più una “nicchia”, vari episodi hanno dimostrato che i videogames stanno assumendo sempre più una presenza solida nel panorama delle nostre vite; in questo senso, bisogna rispolverare il vecchio detto per cui “non esiste pubblicità negativa”, il quale ben si applica a vari episodi di “stupidità”, o per meglio dire di “ottusità” da parte delle persone “colte”: basti pensare all’hype creato dalla scena di sesso presente nel videogioco Mass Effect (Bioware), oppure al triste episodio che ha coinvolto Rockstar Games e il suo discusso franchise Grand Theft Auto, il quale si è vista recapitare a casa una ingiunzione per otto milioni di dollari a causa del contenuto esplicito presente in una mod creata dalla comunità del gioco, tale Hot Coffee.

Questi episodi rappresentano il peggio dell’esposizione videoludica nella mainstream, ma di contro dimostrano anche un altro fatto molto più interessante: i videogiochi non sono più ristretti ad una ristretta cerchia di hardcore gamers ma costituiscono un medium fondamentale nella nostra routine, paragonabile a cinema, musica e televisione e, in quanto tale, godono della stessa complessità strutturale e della stessa propensione alla critica dei mezzi di comunicazione sopra citati.
Un esempio di quanto i tempi stiano maturando è la proposta di boicottaggio mossa contro il XBLA title Shadow Complex, prodotto da Chair Enterteinement e Epic Studios.

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Per chi non lo sapesse, Shadow Complex (d’ora in poi SC) è un gioco d’azione bidimensionale sulla scia dei classici Super Metroid e Castlelvania, un titolo che prevede l’esplorazione di un gigantesco complesso terroristico, farcito di nemici, oggetti e power up da scovare.

Fin qui tutto bene: il problema è stato posto da un utente di NeoGAF, tale Coins, il quale apre un topic sul forum del sito e chiede gentilmente: Should we boycott Shadow Complex? (Dovremmo boicottare Shadow Complex ?). La motivazione è interessante: il gioco è ambientato nell’universo creato dallo scrittore Orson Scott Card per il suo romanzo Empire; il problema è che Card è un “notorius homophobe” ed è presidente (chairman) della “National Organization for Marriage”, un ente il cui obbiettivo è prevenire la legalizzazione dei matrimoni omosessuali negli Stati Uniti.

A questo punti la spia rossa “situazione moralmente ambigua” si accende nella ma testa e incomincio a navigare nella rete, cercando informazioni. Per fortuna c’è Wikipedia che tiene una buona dose di citazioni di Orson Scott Card e dopo un’attenta lettura viene la conferma: Orson Scott Card tiene una posizione alquanto radicale riguardo agli omosessuali e all’omosessualità in generale e si, è apertamente contrario alla legalizzazione dei matrimoni gay (per ulteriori appfondimenti, vi rimando alla pagina http://en.wikipedia.org/wiki/Orson_Scott_Card).

A questo punto due considerazioni fanno capolino nella mia testa: primo, dopo aver finito il gioco, divento conscio del fatto che il titolo in questione non porta avanti alcun messaggio anti-gay; secondo: riesco a confermare che Card dà soltanto i diritti ad usare come background il suo libro Empire, non scrive la sceneggiatura del videogioco (affidata a Peter David), ne tanto meno prende parte alla programmazione di SC, confermando l’ipotesi che la sua presenza è soltanto marginale.

Ora che abbiamo appurato tutto questo, esistono gli estremi per continuare a portare avanti l’ipotesi del boicottaggio ? Si, affermando in molti, i quali giustificano la loro posizione affermando che nonostante tutto ciò, Card riceverà comunque un tornaconto economico, anche se minino, dalle vendite del gioco, e i boicottatori non ci stanno proprio a supportare l’autore e le sue battaglie reazionarie.

Qui allora si entra in un campo minato in cui ciascuno può posare la propria bomba. Personalmente non penso che un boicottaggio collettivo sia proponibile, anche perché danneggerebbe i creatori primi del gioco (che a parte tutte le polemiche, rimare meraviglioso); anche se sono ben conscio che per alcune persone dividere il Card artista dal Card reazionario è impossibile, non posso giustificare una presa di posizione collettiva a causa della grande distanza che divide Card dal materiale prodotto, essendo anche ben conscio del fatto che, incluso nel prezzo, è presente il mio contributo all’inclusione di SC in un universo già definito e calibrato.
Comunque sia, indipendentemente dalle proprie opinioni personali, questo episodio è importante (e si distanzia da una natura prettamente polemica) poiché dimostra, come detto in precedenza, che i videogiochi non sono più “roba da bambini”, oppure insignificanti passatempi ma sono un efficace vettore di contenuti e di punti di vista, nonché un campo di battaglia molto efficace per mettere alla prova le nostre convinzioni e i nostri pensieri. Sempre dopo la schermata di caricamento.

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Anti-Trusted

A volte la smania dell’uomo di fare del bene e di mostrare a tutti di farlo può portare a delle contraddizioni di proporzioni alquanto macroscopiche. Quando poi si parla di trust, trusted, trusting si entra in una sorta di campo minato. Molto pericoloso e non ancora del tutto mappato. E si rischia davvero di farsi del male. Quando c’è di mezzo la fiducia del consumatore, se così si può chiamare, si rischia, nel tentativo di proteggere gli utenti ma soprattutto gli interessi delle grandi aziende,  di creare degli immensi abomini. Sì, a volte ci fanno ridere. A volte sono catastrofici. Ma un abominio è sempre un abominio.  E perché non farci due risate dull’ultima decisione dell’Unione Europea? Sì, ha colpito ancora. Il grande spirito “mitteleuropeo” ha fatto di nuovo una strage o almeno ci ha provato. Sono ben noti i trascorsi giudiziari interscorsi fra l’autorità anti-trust dell’Unione Europea e Microsoft, ma in passato non si era mai giunti ad un livello così paradossale. La nostra (ehi, che siamo europei) autorità anti-trust ha ritenuto che la posizione di Internet Explorer, browser di casa Microsoft,  fosse eccessivamente monopolistica è ha imposto a Microsoft di trovare una soluzione in occasione della distribuzione del suo nuovo sistema operativo, Windows 7. Secondo l’autorità è concorrenza sleale o abuso di posizione predominante il costringere l’utente al momento dell’installazione del sistema operativo ad installare il browser proprietario Microsoft e non uno della concorrenza. Soluzione proposta per mettere a tacere i capoccioni dell’anti-trust? Rimuovere completamente il browser Internet dal disco di Windows 7. Che c’è di strano? Pensateci un attimo su: a parte il fatto che la Apple preinstalla nei suoi sistemi il suo browser proprietario Safari, quale è l’ingranaggio poco oliato che fa inceppare il meccanismo? Se l’utente al momento dell’installazione non ha a disposizione una ltro computer o altri sistemi operativi funzionanti, come può scaricare un browser alternativo senza un browser preinstallato che gli permetta di navigare su internet? Fortunatamente il paradosso in questione forse avrà un decorso benigno: attraverso una modalità non meglio precisata l’utente al momento dell’installazione potra decidere se installare o no Internet Explorer ed in aggiunta potrà installare i browser della concorrenza. La seconda parte di tale soluzione mi appare alquanto improbabile, ma, come si dice, chi vivrà vedrà. Insomma, integrare codice di terzi in un sistema operativo commerciale non mi sembra prassi comune (a patto di non parlare di driver). Si tratta forse di un minibrowser che consentirà di raggiungere solo i server utili allo scopo come quelli di Mozilla o Opera?
L’abominio è dietro l’angolo, speriamo non si svegli.

Gianluca Sabato

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Lacrime di Giove

Now that she’s back in the atmosphere

With drops of Jupiter in her hair, hey

She acts like summer and walks like rain

Reminds me that there’s a time to change, hey

Since the return from her stay on the moon

She listens like spring and she talks like June, hey, hey


Anni 90. Quanto è anni 90. Quanto degli anni 90 c’è in questa canzone. C’è la coda di quegli anni, la fine degli anni 90. Quasi un po’ d’apocalisse. La gioia prima del disastro nucleare. In questa canzone c’è l’ombra, la poca saturazione dei colori di quegli anni. Il gusto per i colori o fortissimi o estremamente tenui, dal creama la beige. Al nero. C’è una sorta di identità che si andrà a perdere nel tempo. C’è un forte spirito, una personalità imperfetta. Un qualcosa che a ripensarci non puoi crederci. E pensi sia un principio di demenza. C’è una grande inconsapevolezza, il seme di una realtà che si credeva globalizzata. Vi è un gusto strano nel vestirsi. Punti di vista. Vi è il taglio dell’immagine ardito, la prospettiva dell’oservazione statica. Vi è un gusto stanco, dopo aver corso per bene otto dei dieci anni 90. Vi è un po’ di commozione. Era dieci anni fa. Quando ancora i pixel shader non sapevamo cosa fossero ed una Xbox era ancora impensabile. Era quando vedevamo miliardi di cose alla TV senza renderci conto di cosa stavamo vedendo. Era quando le avventura grafiche erano ancora fighe. Drops of Jupiter. Ora che lei è ritornata nell’atmosfera, con delle lacrime di Giove fra i capelli, lei si comporta come l’estate e cammina come la pioggia, mi ricorda che c’è un tempo per cambiare. Fin dal suo ritorno lei sta sulla luna, lei ascolta come la primavera e parla come giugno. Quante volte? Quante volte ci è successo? Siamo uomini, siamo deboli. Cagionevoli al più bello dei sentimenti. A meno di non aver venduto l’anima al diavolo. Ritorna, finalmente. Inguaribili noi, la vediamo ancora così. E’ tornata, diamine, è tornata … lei è, lei è … non pensavo tornasse, no, non pensavo. Ed invece. Inguaribile, sanguinerò ancora. Ma dimmi, hai navigato attraverso il sole? Sei arrivata sino alla Via Lattea per veder dissolversi tutte le luci e vedere che il paradiso è sopravvalutato? Dimmi, ti sei innamorata di una stella cadente? Una senza una permanente cicatrice, e dimmi allora ti sono mancato, mentre cercavi te stessa là fuori? Avremmo voluto dirle … avremmo voluto dirglielo. Avremmo dovuto parlare chiaramente, incontrarla ancora una volta. Essere forti per lei e per noi. Essere duri, se necessario. Prenderla quasi a schiaffi, farle capire. Comprendere. Fino in fondo. La vera natura delle cose. La nostra natura. La sua natura. Farle vedere che non vedeva, schiuderla alla luce della vita. Invece no, codardo, codardo sono stato. Immaturo, piccolo, inerte, infame. Lì, stretto nella mia autocommiserazione, sfollando su un blog. Geek un po’ Nerd. Non vedo. Non sento. Non ho parlato. Ma poi, sarebbe servito a nulla? L’uomo è fatto per conoscere, ma anche per vivere nell’ignoranza. Non lo so. Ora che è tornata dalla sua vacanza spirituale, tracciando la sua strada attraverso la costellazione, lei ascolta Mozart mentre pratica il Tae-Bo, mi ricorda che è il momento giusto per crescere. Ora che è ritornata nell’atmosfera, sono spaventato che lei possa pensare di me come a quella vecchia e noiosa persona che raccontava la storia di un uomo che era troppo spaventato per volare e così non atterrò mai. E’ veramente questo quello che pensiamo di noi? Non volevamo, no, non volevamo ridurci a sudici zerbini, sporchi del fango del mondo. E del suo fango. Orgoglio, prima l’orgoglio. Noi, no, noi non ci facciamo usare, nossignore, siamo integerrimi. Abbiamo una morale, noi. Noi, non ci voltiamo mai, non abbiamo bisogno di guardare alle nostre spalle. Quel che è deciso è deciso, non c’è la retromarcia. Eppure la spia dell’olio è accesa. Non lubrifica bene. Il cuore. E se quel legame era troppo forte e noi troppo onesti … sì, ci sarà bisogno di tanto olio, tanto, tanto olio. In fondo quel numero era sempre sulla mia rubrica, ho smesso di chiamare. Non  rispondeva. E poi i miei non stavano troppo bene, dovevo occuparmi di loro. Dovevo. Glielo dovevo. A chi. Ma dimmi, il vento ti ha fatto cadere dai tuoi piedi? Hai finalmente avuto l’opportunità di danzare lungo la luce del giorno, di voltarti indietro verso la Via Lattea? E dimmi, Venere ti ha lasciato senza parole? Ciò era tutto quello che volevi trovare? E allora ti sono mancato, mentre cercavi te stessa là fuori. Puoi immaginare un mondo senza amore, orgoglio, senza pollo fritto con la pastella, senza il tuo migliore amico che prendeva sempre le tue difese anche quando sapeva che eri nel torto? Puoi immaginare un mondo senza il primo ballo, senza una storia d’amore liofilizzata, senza conversazioni al telefono da cinque ore, senza il miglior latte di soia che tu abbia mai bevuto e senza di me? Basta, basta. Non importa, non importa a chi, vero? No, no, non curiamocene. In fondo, ricordiamocelo, l’uomo è fatto anche per vivere di ricordi. Anche nel momento della solitudine più nera, nel momento della disperazione più selvaggia, se riesce a rievocare un’immaginifica visione del suo passato agrodolce, l’uomo riesce a risollevarsi miracolasamente dalle ceneri del suo presente. Per risorgere, nuova fenice dall’ala ferita. E crescere, finalmente, libero dai legacci del passato. Non del tutto. Ma più libero. Consapevole. Forte. Si cresce, si matura, frutta al sole caldo. Si pensa, si ripensa. Una lacrima malinconica solca il nostro volto. Ma ora abbiamo imparato a portare con noi un kleenex. E, signori, così il problema è in parte risolto. Non, non cadremo più nello stesso errore. Ma forse in uno simile. Più dolce e più doloroso. Per poi crescere, per non restare piccoli ed inetti. Incapaci.

And did you finally get the chance

To dance along the light of day?

And did you fall for a shooting star?

Fall for a shooting star?

And now you’re LONELY looking for yourself out there

Gianluca Sabato

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HOPING

La canzone citata nell’articolo si intitole “Drops Of Jupiter” ed è stata interpretata dai TRAIN nel 1998.

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